Dall'Esplosione Alla Forma

Dall'Esplosione Alla Forma

L’esplosione non è solo un evento violento o improvviso: è il momento in cui una pressione interna diventa insostenibile e la materia è costretta a manifestarsi; un atto di apertura e di rottura allo stesso tempo. Nella mostra “Dall’esplosione alla Forma”, ciò che erutta dalla materia lavica di Michele Moschetto e ciò che emerge dai sentimenti e dal corpo di Rocky Cervini condividono la stessa natura: un’energia compressa che irrompe nello spazio, riorganizzandolo.

L’esplosione non è qui intesa come effetto visivo o spettacolare, bensì come passaggio irreversibile dall’interno all’esterno. La tridimensionalità diventa il luogo in cui l’emozione e la materia smettono di essere contenute e prendono vita in un corpo nuovo.

Per Michele Moschetto, l’esplosione è la matrice della materia stessa. La roccia lavica dell’Etna è il risultato di una forza interna talmente potente da spaccare la crosta terrestre. Attraverso taglio, fusione, cottura e levigatura, l’artista lavora su ciò che resta di questa forza: una materia che porta impressa la memoria del calore, della pressione e del tempo. in questo senso le opere di Moschetto non congelano l’energia, ma ne conservano la violenza  estrusiva, occupando lo spazio con una presenza densa e resistente. La forma rivela sempre la vitalità terrestre che la attraversa.

Per Rocky Cervini invece, l’esplosione è un processo emotivo. Le sue opere — tra scultura e installazione— nascono da tagli, strappi e sovrapposizione. Legno, tessuti verniciati, pelli sintetiche e metallo non hanno lo scopo di illustrare l’emozione umana, bensì di liberarla. 

Nella serie La trama humana, le figure sospese affiorano come esiti di un’emersione interiore: la tridimensionalità si fa luogo di passaggio, dove i sentimenti assumono corpo e presenza, mentre le superfici intrecciate dischiudono uno spazio relazionale in cui l’interiorità prende forma e respiro.

Con questa esposizione si prende distanza dalla pura rappresentazione. La scelta della tridimensionalità diventa etica e poetica: non trattenere l’energia ma lasciarla fluire, costruendo un’esperienza spaziale e sfaccettata e multiverso. 

La mostra si configura come uno spazio di tensioni, in cui energia e materia condividono la stessa condizione: non restare compresse all’interno, ma esplodere per generare forma, spazio, pensiero e dare spazio alle emozioni che sprigionano.